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Set

Direttiva sulle energie rinnovabili

Da Strasburgo l’Europarlamento riunito in sessione plenaria ha confermato oggi con 470 voti a favore, 120 contrari e 40 astenuti l’accordo con gli Stati membri sulla revisione della Direttiva sull’energia rinnovabile (RED), raggiunto a fine marzo con il Consiglio, che prevede di alzare l’obiettivo vincolante di quota di rinnovabili nel mix energetico dell’Ue fino al 42,5% entro il 2030, dall’attuale 32% previsto dalla direttiva del 2018. Nel 2021, la quota di energia da fonti rinnovabili nell’Ue era pari al 22%, ma con un divario significativo tra i Paesi. Oltre all’aumento dei target, la nuova normativa prevede, tra le altre cose, di snellire le procedure per la concessione di permessi per nuovi impianti di energia rinnovabile, come pannelli solari e centrali eoliche, o per l'adeguamento di quelli esistenti. Le autorità nazionali non potranno impiegare più di un anno per autorizzare la costruzione di nuovi impianti di energia rinnovabile situati nelle cosiddette 'zone di riferimento', che dovranno stabilire gli Stati membri entro 18 mesi dall’entrata in vigore della direttiva. Al di fuori di queste zone, la procedura non potrà superare i due anni. Quanto al rinnovo degli impianti esistenti, le procedure di autorizzazione non possono durare più di 6 mesi (per le turbine eoliche offshore, non più di 1 anno). Ciascuno Stato membro deve contribuire all’obiettivo comune del 42,5%, ma nella nuova direttiva sono stati concordati anche obiettivi settoriali più ambiziosi nei settori dei trasporti, dell’industria, degli edifici e del teleriscaldamento e tele-raffrescamento per accelerare l’impiego delle energie rinnovabili in questi settori difficili da decarbonizzare. Il testo su cui i co-legislatori hanno raggiunto un accordo a marzo era rimasto in stallo per mesi in Consiglio Ue a causa delle pressioni francesi per il riconoscimento dell’energia nucleare nei target rinnovabili ed è stato convalidato dagli ambasciatori dei 27 Stati membri solo lo scorso 19 giugno, dopo circa un mese di impasse. I governi hanno accordato il via libera solo dopo aver aggiunto un nuovo ‘considerando’ al testo di compromesso che riguarda gli impianti di ammoniaca per andare incontro alle richieste francesi. Il nodo principale dei negoziati riguardava il settore dell’industria, dove la Francia ha spinto per l’inclusione del nucleare. Le industrie, secondo l’accordo, dovrebbero aumentare l’uso di energie rinnovabili dell‘1,6% all’anno, con una quota del 42% dell’idrogeno derivato da fonti rinnovabili di origine non biologica (RFNBO) entro il 2030 e il 60% entro il 2035. Combustibili rinnovabili di origine non biologica sono principalmente idrogeno rinnovabile (prodotto attraverso elettrolisi dell’acqua) e combustibili sintetici a base di idrogeno. Nel settore dei trasporti, la diffusione delle rinnovabili dovrebbe portare a una riduzione del 14,5% delle emissioni di gas serra entro il 2030, grazie a una quota maggiore di biocarburanti avanzati e a una quota più ambiziosa di carburanti rinnovabili di origine non biologica, come l'idrogeno. “Questa direttiva dimostra che Bruxelles può essere poco burocratica e molto pragmatica”, ha sintetizzato in una nota il relatore per il Parlamento, l’eurodeputato tedesco del Ppe, Markus Pieper, il quale ricorda che tra le altre cose nella revisione sono state designate le energie rinnovabili “come interesse pubblico prevalente”, quindi l’iter di approvazione di alcuni dei progetti sarà più snella. “Questo file è la chiave per andare avanti con il Green Deal”, ha dichiarato la commissaria europea per l’energia, Kadri Simson, su X, commentando il via libera in plenaria a Strasburgo. La revisione della direttiva rinnovabili (risalente al 2018) è uno dei dossier chiave del pacchetto sul clima ‘Fit for 55’, presentato a luglio 2021 dalla Commissione europea come una tabella di marcia per abbattere le emissioni del 55 per cento entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990)