24
Set

Ok del Parlamento europeo al salario minimo

Finalmente possiamo dire che l’Europa si fa pioniera dell’adeguamento dei salari al livello dei prezzi. E lo fa non con misure complesse e lontane dalla vita quotidiana, ma intervenendo sul salario minimo in tutta l’Unione.

Un voto fondamentale di questa sessione plenaria è quello sulla direttiva sul salario minimo. È un cambio di passo epocale per la politica europea: l’attenzione verso un salario dignitoso per tutti i lavoratori, il rafforzamento della contrattazione collettiva, la riduzione delle disuguaglianze salariali sono oggi un punto di partenza comune per tutti i Paesi membri. 

Finalmente possiamo dire che l’Europa si fa pioniera dell’adeguamento dei salari al livello dei prezzi. E lo fa non con misure complesse e lontane dalla vita quotidiana, ma intervenendo sul salario minimo in tutta l’Unione.  Si tratta dunque di una misura volta a promuovere la convergenza verso l’alto degli standard di vita nei diversi Paesi UE, e combatte il dumping sociale; ma anche di uno strumento di lotta alla povertà lavorativa, che secondo gli ultimi dati disponibili colpisce in Europa un lavoratore europeo su dieci.

Sono molto contenta del lavoro fatto con i colleghi eurodeputati PD e con tutto il gruppo dei Socialisti e Democratici. Il testo finale, uscito dalle negoziazioni con il Consiglio e votato in questa plenaria, riflette molte delle priorità che ci eravamo posti. La direttiva infatti promuove l’aumento dei salari in due modi. 

Da un lato si rafforzano la contrattazione collettiva e le parti sociali: tutti i Paesi in cui i contratti collettivi non superano l’80% della copertura dovranno presentare un piano per la promozione della contrattazione. L’Italia supera l’80% di copertura, ma è importante che l’Europa promuova in tutto il continente il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione dei contratti di lavoro. I lavoratori coperti da contratto collettivo hanno salari più alti e una sicurezza sul posto di lavoro maggiore. 

Dall’altro lato la direttiva definisce i parametri con cui un governo dovrebbe stabilire il livello del salario minimo: sulla base della distribuzione dei salari a livello nazionale, dei trend di lungo termine di produttività del lavoro e soprattutto del potere d’acquisto. 

Perciò questa direttiva, proposta dalla Commissione ormai 2 anni fa, è un pilastro attualissimo della lotta alla crisi energetica. I salari più bassi non possono perdere ulteriormente potere d’acquisto. La direttiva rende ancora più importante aprire la discussione anche in Italia, dove diversi milioni di lavoratori hanno salari inferiori ai 7-8 euro lordi l’ora. 

Elisabetta Gualmini