15
Set

Cooperazione UE-Africa in materia di sicurezza nel Sahel

Cooperazione UE-Africa in materia di sicurezza nella regione del Sahel, nell'Africa occidentale e nel Corno d'Africa

relazione è un’INI della sottocommissione SEDE, (sicurezza e la difesa), il cui ambito di applicazione riguarda la cooperazione in materia di sicurezza tra l'UE e l'Africa, con particolare attenzione per le regioni del Sahel, dell'Africa occidentale e del Corno d'Africa. 

La relazione è l'occasione per riflettere sull'impatto, ma anche sul mandato e sui mezzi, delle missioni e operazioni PSDC presenti in queste regioni (Mali, Niger e Somalia), in particolare dal momento che il mandato dell'EUTM Mali è stato recentemente rinnovato. 

Essa riflette inoltre sui futuri strumenti di finanziamento dell'UE in discussione, quali l'NDICI e lo Strumento europeo per la pace (EPF).

Il progetto iniziale della relazione Nart (Renew, Ciudadanos) era estremamente problematico, non solo in termini di linguaggio, ma anche in termini di contenuto, in quanto l'unica soluzione proposta nella relazione alle questioni di sicurezza affrontate dalla popolazione africana era che l'UE fornisse armi e munizioni alle forze di sicurezza africane.  La relazione ignorava del tutto la dimensione dello sviluppo, della lotta alla povertà, delle conseguenze dei cambiamenti climatici, della necessità prioritaria di tutela della vita e dei diritti umani.

I 77 emendamenti del gruppo S&D hanno affrontato le lacune della proposta di relazione, consentendo di raggiungere compromessi equilibrati che includono la necessità di:

•    creare un partenariato UE-Africa, equo e paritario, per far fronte alle sfide comuni e conseguire obiettivi reciproci (garantire pace, sicurezza e prosperità durature;

•    affrontare la questione della sicurezza umana nel suo complesso e le cause scatenanti dell'insicurezza (povertà, cambiamenti climatici, disuguaglianze, insicurezza alimentare, ecc.);

•    risolvere le carenze delle attuali missioni e operazioni PSDC nella regione, concentrandosi sullo sviluppo di capacità, sull'emancipazione e sulla titolarità delle forze partner, nonché privilegiando una riforma del settore della sicurezza;

•    porre condizioni e garanzie chiare per la fornitura di attrezzature militari ai partner africani, in particolare attraverso il futuro Fondo europeo per la pace;

•    Rafforzare il nesso tra sicurezza/sviluppo/assistenza umanitaria;

•    Garantire il coinvolgimento della società civile (e un adeguato rafforzamento delle capacità e il finanziamento della stessa) nella concezione, nell'attuazione, nel follow-up e nell'analisi delle azioni;

•    Concentrarsi sulla mediazione, il consolidamento della pace, il dialogo e le azioni di risoluzione dei conflitti;

•    Rafforzare le agende per le donne, la pace e la sicurezza e per la gioventù, la pace e la sicurezza.

Per quanto riguarda l’EPF, il linguaggio è stato accuratamente elaborato in modo da rispettare la posizione del gruppo (relazione sull'EPF del 2018), che riguarda la fornitura di attrezzature militari alle forze armate di paesi terzi. Ciò include:

•    salvaguardie per garantire il pieno rispetto dei diritti umani e del diritto umanitario, con il codice di condotta dell'UE per l'esportazione di armi e regolamento del Consiglio sull'esportazione e il trasferimento di prodotti a duplice uso;

•    adeguate valutazioni del rischio e controlli sull'uso finale, trasparenza tramite un elenco delle attrezzature fornite. 

La relazione, tuttavia, sostiene la necessità di superare le limitazioni esistenti nel mandato delle missioni europee, in particolare rispetto alla possibilità di fornire armamenti e attrezzature militari ai partner.